Soldi, calcoli e rivolte nella rivoluzione gay di Obama

A seconda del punto di osservazione l’endorsement “personale” di Barack Obama al matrimonio gay è un gesto dettato dalla coscienza con conseguenze storiche, oppure un cinico calcolo elettorale. Per quanto riguarda il calcolo, il presidente ha apprezzato in tempo reale i benefici economici della sua intervista appositamente richiesta al network Abc: 1 milione di dollari è piovuto nelle casse della campagna nel giro di un’ora e mezza e, come ha detto il tesoriere del Democratic National Committee, Andrew Tobias, “nel giro di pochi minuti hanno iniziato a chiamare con le carte di credito in mano. Sono estasiati”.
23 AGO 20
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A seconda del punto di osservazione l’endorsement “personale” di Barack Obama al matrimonio gay è un gesto dettato dalla coscienza con conseguenze storiche, oppure un cinico calcolo elettorale. Per quanto riguarda il calcolo, il presidente ha apprezzato in tempo reale i benefici economici della sua intervista appositamente richiesta al network Abc: 1 milione di dollari è piovuto nelle casse della campagna nel giro di un’ora e mezza e, come ha detto il tesoriere del Democratic National Committee, Andrew Tobias, “nel giro di pochi minuti hanno iniziato a chiamare con le carte di credito in mano. Sono estasiati”. L’eccitazione contributiva del jet set liberal compensa la delusione che si era diffusa fra i grandi finanziatori della comunità gay quando il presidente non aveva firmato un ordine esecutivo per impedire la discriminazione delle coppie omosessuali che lavorano come contractor per il governo federale. Allora la delusione si era trasformata nella più efficace delle minacce, quella di chiudere il rubinetto dei finanziamenti. In termini politici, la mossa di Obama va nella direzione del consolidamento del suo elettorato di riferimento, e la cosa vale, con contenuti opposti, anche per il suo avversario, Mitt Romney, candidato speculare al presidente per pragmatismo, dunque in cerca di argomenti per cementare la base più idealista e viscerale. L’asimmetria politica della questione deriva semmai dallo spostamento dell’opinione pubblica americana in favore del matrimonio gay: oltre la metà degli americani approva le nozze omosessuali, e la percentuale si riflette in modo simile anche nella comunità elettoralmente rilevante degli indipendenti.
Obama mette un po’ di sostanza civile in un’Amministrazione che si è distinta per prudenza, non per forza ideale, e per questo i democratici mainstream considerano “storico” l’evento. La minoranza più radicale della sinistra, però, ravvisa un eccesso di cautela nel passaggio in cui Obama, dopo aver spiegato il suo cambiamento interiore, lascia che l’assetto legislativo del matrimonio gay venga deciso stato per stato e non a livello federale. Chi dall’estrema sinistra invocava un ordine esecutivo immediato e vincolante è stato deluso, ma nei dettagli della legge si nota che la rivoluzione di Obama c’è, ma è una rivoluzione in prospettiva. Quasi un anno fa l’Amministrazione ha spiegato che ritiene incostituzionale il Defense of Marriage Act, legge firmata da Clinton nel 1996, secondo la quale il matrimonio è soltanto fra uomo e donna; contestualmente il presidente ha appoggiato un disegno di legge presentato da Jerrold Nadler alla Camera e da Dianne Feinstein al Senato che riformerebbe la legislazione precedente in due punti fondamentali: primo, eliminerebbe la dicitura sul matrimonio eterosessuale. Secondo, toglierebbe una clausola del codice americano sul conflitto fra leggi statali. Significa, per fare un esempio, che lo stato dell’Alabama, che proibisce il matrimonio gay, non potrebbe rifiutarsi di riconoscere la validità del matrimonio di una coppia che si è sposata in Massachusetts, dove le nozze omosessuali sono previste dalla legge.
Il problema dei democratici è che non hanno i numeri al Congresso per approvare il testo, e Obama si ripara tatticamente dietro a conflitti fra poteri per non essere trascinato in prese di posizione troppo sbilanciate. L’alternativa, per il presidente, sarebbe stata la firma di un ordine esecutivo politicamente ingestibile, mentre con il suo linguaggio duplice può appoggiarsi su un disegno di legge che latita al Congresso e rivendicare, senza timore di essere smentito, di avere promosso provvedimenti coraggiosi e sostanziali per l’estensione dei diritti dei gay, dalla revoca del “Don’t Ask Don’t Tell” al diritto di visitare i partner in ospedale fino alla battaglia contro il Defense of Marriage Act. In questo senso l’osservazione del sindaco di New York, Michael Bloomberg, per cui “storicamente ogni estensione dei diritti sostenuta dal presidente è sempre precipitata in una legge” appare lungimirante, anche se le roccaforti del pensiero radicale sono in rivolta per non aver ottenuto tutto subito.